Esseri umani importanti, amati ma imperfetti, limitati, capaci di fare errori continuamente.
Insomma, normali esseri umani, in grado di provare emozioni, compresi dolore e frustrazione e capaci di reggere i no del mondo degli adulti. I genitori e gli adulti significativi davano dei no per aiutare il figlio nella costruzione dei suoi limiti e dei suoi confini, per ridurre il fisiologico narcisismo del bambino.
Oggi no. Oggi i bambini ma anche i ragazzi (e per ragazzi faccio riferimento anche ai 30enni) sono trattati da soggetti perfetti. In apparenza. Nella realtà vengono trattati come incapaci.
I bambini, anche quelli molto cresciuti, non devono soffrire, non devono avere dei rifiuti, non devono avere difficoltà, non devono avere limiti, non devono avere no. Non solo: se sbagliano non lo si deve fare notare, altrimenti si esprimono. Non esistono errori o meglio, non si devono fare vedere. Si deve capire che, se hanno sbagliato, capita ma non lo si deve fare notare. Neanche per correggere l'errore. "Tutti sbagliano, allora perché sottolineare un loro errore? Un loro sbaglio? Sono cose che capitano, basta starle a sottolineare". E se quell'errore ha provocato danno a qualcuno? Bè, la colpa è di quel qualcuno che se la prende troppo, che non capisce che non è stato fatto apposta, che non capisce che i ragazzi sbagliano proprio perché ragazzi e non si devono accusare o punire per questo.
Ma, soprattutto, non bisogna mai sporcare l'immagine di perfezione che si cerca di mantenere a tutti i costi con tutti.
E se ci sono prove evidenti che il ragazzo/bambino/giovane adulto ha commesso un errore? Allora, pur di mantenere l'immagine di eccezionalità, si cambia la realtà, la si stravolge, la si modifica. E se qualcuno osa fare notare che la realtà è un'altra, allora bisogna distruggerlo, attaccarlo, diffamarlo in modo che nessuno possa credere alle sue parole. E se neanche questo serve, allora si scappa: ci si allontana senza dare spiegazioni, perché il confronto non si regge.
Quello che non si comprende è che la realtà non si può cambiare. Anche se diffamo il "cattivo" di turno, questo non rende il bambino/ragazzino/giovane adulto capace di affrontare e risolvere non solo i problemi ma proprio la vita in genere. I genitori non sono eterni e non potranno lavorare per cambiare la realtà in eterno, le persone non è detto che vedano nei figli altrui dei supereroi perfetti, capaci di tutto.
E non basta dire che lo si fa perché non si sopporta vedere i figli soffrire, come giustificazione.
La sofferenza, il dolore, la frustrazione fanno parte della vita e sono fondamentali per la crescita. Evitare in apparenza la sofferenza non fa altro che creare infelici cronici, incapaci anche solo di sapere cosa possa renderli felici, incapaci di vivere, incapaci di scegliere. Alla continua ricerca, al di fuori della famiglia, di persone che continuino in quel gioco assurdo di cambio della realtà per mantenere intatta la loro immagine di perfezione. Diventano persone che hanno bisogno perenne di soggetti che rimandino loro questa immagine di forza, potenza, bellezza, validità. E se non rispettano queste richieste, gli altri devono essere allontanati: in alcuni casi abbandonati senza spiegazioni, in altri si può arrivare anche alla distruzione fisica.
Quindi, quando un prof all'esame di maturità da un voto basso ad una prova del nostro bambino, pensiamoci bene, quando accusiamo il prof esterno perché "non può giudicare mio figlio che manco conosce".
Pensiamo a che danno stiamo creando a nostro figlio, a che destino di sofferenza eterna lo stiano condannando