Ho un problema all'anca o dell'anca?

Ho un problema all'anca o dell'anca?

Spesso mi chiedono perché sia contraria agli interventi, per esempio ad interventi di protesi di anca o ginocchio.

Non sono contraria all'intervento in sé, sono contraria ad una visione meccanicistica del corpo umano. Della serie: "Ho dolore/limitazione funzionale dell'anca o del ginocchio, faccio la protesi e torno come prima". Non siamo macchine né computer e un'anca deformata non è solo un accidente capitato ma il frutto di una serie di compensi ed adattamenti posturali che hanno messo un supercarico su una o più articolazioni. La sostituzione protesica, che determina un nuovo assetto posturale, non ha conseguenze solo sull'articolazione protesizzata ma su tutto il corpo, su tutto l'assetto posturale. Prima di arrivare all'intervento, negli anni, sono stati messi in atto tanti meccanismi di compenso e di adattamento che hanno interessato tutta la persona. E che non cambiano perché si è messa una protesi. Anzi, una protesi inserita senza aver preparato il paziente in precedenza, rimuovendo quei blocchi o quei meccanismi di compenso, rendendo il corpo più elastico e più tonico, riprendendo una corretta funzionalità muscolare ed articolare, può determinare la comparsa di problematiche ulteriori a carico, per esempio, della schiena ma non solo.


Ma il problema non è solo questo. Quando si lavora con un paziente con un problema articolare, si va a lavorare su tanti aspetti del paziente e non soltanto su quella specifica articolazione.
Blocchi articolari, rigidità, dolori non sono solo la conseguenza di movimenti sbagliati o di posture incongrue quando, ad esempio, si lavora.


Il nostro corpo memorizza anche tensioni emotive, stress prolungati, ansie, dolori non risolti (come lutti o perdite in generale). Il nostro corpo, la nostra postura servono anche a comunicare i nostri stati emotivi con un linguaggio "non verbale".


Non solo. Il nostro corpo, nei primi anni di vita, proprio quando inizia a muoversi nello spazio, memorizza emozioni che il bambino non è ancora in grado di esprimere. Paura, rabbia, dolore ma anche gioia, sorpresa vengono espressi attraverso il corpo. Quando un'emozione è troppo forte per il bambino e non riesce ad essere "vissuta" in modo sano per tanto motivi, ecco che il corpo memorizza quell'emozione e quell'evento proprio nei muscoli, concorrendo allo sviluppo della postura di quel bambino. E quel ricordo rimane memorizzato nella nostra muscolatura (e nella nostra postura) per anni.


Se a quel bambino, diventato adulto o anziano, andiamo a protesizzare un'anca (parlo dell'anca perché nell'ultimo mese ho trattato 4 persone con un problema del genere ma il discorso vale per tutte le articolazioni) togliendo quello che era un compenso, ecco che rischiano di venire fuori non solo vecchi dolori fisici, legati alle zone contratte/bloccate/irrigidite. Ma anche la memoria di quelle emozioni mai vissute e mai superate che erano stato il primum movens delle problematiche articolari.


Non stiamo togliendo un pezzo d'osso malato e sostituendolo con un altro pezzo da noi costruito coi migliori materiali del mondo: stiamo trattando una persona, la sua storia, la sua parte emotiva, i suoi meccanismi di compenso e di difesa. E dobbiamo farlo sempre con la massima attenzione e non come se si trattasse di qualcosa di routine. Dobbiamo preparare tutto il corpo prima dell'intervento; e spesso un lavoro sul corpo di questo genere aiuta anche nel prendere coscienza e nell'affrontare problematiche di cui il paziente non era consapevole. Perché questa memoria si instaura nei primi anni di vita del bambino, quando non vi è ancora il pensiero logico. E quindi l'unica memoria degli eventi occorsi è solo ed unicamente quella muscolare.


Lavorare col corpo è un privilegio e per questo va fatto sempre con molta attenzione.


Perché non siamo computer né macchine né robot ma una struttura perfetta che non può e non deve essere trattata con superficialità e senza le giuste conoscenze.
Ed è questo il motivo per cui, a studio, si fa un tipo di riabilitazione e rieducazione motoria della persona e non dell'articolazione: perché va sempre trattato il paziente e non il problema. Altrimenti la guarigione non potrà mai verificarsi, neanche con una protesi.