Ultimamente si parla tanto di relazioni tossiche, con soggetti manipolatori, narcisisti e similari.
Di fatto, viviamo in una società narcisistica, basata sull'apparenza e sull'immagine. Ma, soprattutto, sempre più priva di relazioni e piena di solitudine.
Una società piena di "legami" e povera di relazioni. Nella quale non ci si mette mai in gioco perché si ha il terrore dell'intimità e della condivisione.
Nella quale si proietta, come in un film, ma non si vive.
Non si indossa più solo una maschera ma si interpreta un copione che non abbiamo scritto noi ma che non mettiamo in discussione mai. Nemmeno quando non ci piace.
Il problema è che i bisogni dell'essere umano non sono cambiati: l'uomo è un animale sociale ed ha bisogno di interagire con altri esseri umani. La solitudine uccide, tant'è che è la peggiore punizione che si dà ai condannati per reati gravi: l'isolamento.
Ma la solitudine non è soltanto stare senza nessuno. C'è una solitudine peggiore che è quella di stare "in mezzo" alla gente senza riuscire a creare un reale legame, una vera relazione con le persone che ci circondano. Per cui ci si trova ad essere soli in mezzo alla folla, per illudersi di non essere soli. Andiamo in panico se non abbiamo like o notifiche, se non ci arriva quel messaggio, se il telefono ai scarica. E ci riempiamo di oggetti. Compriamo, tanto abbiamo negozi online di ogni tipo che vendono oggetti a prezzi bassissimi che ci permettono di avere tutto ciò che pensiamo di volere, di cui ci convinciamo di aver bisogno. Consumiamo tutto in poco tempo e nulla ci soddisfa.
Perché abbiamo un vuoto da riempire enorme. E proiettiamo tutte le nostre emozioni sugli oggetti che ci servono per mantenere la vostra immagine di perfezione che tentiamo in ogni modo di dare al mondo.
Si parla, come dicevo prima, di narcisismo e relazioni tossiche, di vittime di narcisisti.
Ora dirò una cosa che verrà contestata dai più ma va bene così. Una relazione tossica è tenuta in piedi da due persone, ognuna delle quali ha una responsabilità nel mantenimento della stessa. Nessuna delle due parti vuole cambiare, ognuna delle due parti è innamorata e dipendente dell'immagine e del ruolo che si è cucito addosso e che non vuole mollare.
Negli ultimi tempi sto trattando diverse persone "impegolate" in relazioni tossiche. Così impegolate da starci dentro anche dopo lo scarto, dopo l'allontanamento, dopo la sparizione violenta del narcisista. Non lo si lascia andare.
Perché per lasciare andare non quella persona ma quella relazione, quella modalità di interagire, devo guardare cosa c'è di me che mi lega alla persona tossica, in cosa ci si assomiglia. Affrontarla e superarla per poter creare una modalità più sana di interazione.
Si, bisogna lavorare sulla propria autostima. Si, bisogna imparare a mettere dei confini. Si, bisogna imparare a riconoscere le tecniche manipolative usate dal soggetto narcisista.
Ma c'è una cosa, forse una delle più importanti, da affrontare, una cosa che accomuna vittima e carnefice e che la "vittima" - e lo metto tra virgolette apposta - non riesce a vedere: la paura di creare e stabilire una vera relazione, un qualcosa che unisca le due persone. La paura dell'intimità, e non intendo l'intimità sessuale ma qualcosa di molto più profondo. La paura di relazionarsi con l'altro per cio che davvero si è, con le proprie debolezze, le proprie imperfezioni, i propri limiti.
In una relazione tossica c'è una persona che sminuisce l'altro per creare dipendenza, che chiede sempre di più pena l'abbandono, che prende prende prende...e c'è una persona che cerca di diventare ciò che non si è, allontanando i propri bisogni, emozioni, necessità, desideri per diventare la personaggi perfetta per l'altro e che non fa altro che dare dare dare.
In tutto questo una relazione non c'è, una complicità non c'è. C'è solo un'infinità paura di mostrarsi all'altro per ciò che si è, nella propria imperfezione e con i propri limiti.
È un rapporto falso tra due attori che cercano non solo di colmare dei vuoti ma soprattutto di non affrontare delle paure. La stessa paura.
Per riuscire a superare le modalità di una relazione tossica è fondamentale iniziare a guardarsi, non a mostrarsi. A guardarsi cosi come si è, a creare finalmente una vera relazione intima con sé stesso. Non siamo le persone perfette che gli altri vorrebbero fossimo e non siamo le "schifezze" che ci diciamo di essere.
E la prima cosa che si deve imparare è amarsi: senza condizione, senza minacce, senza ricatti, senza paura di non essere all'altezza. Come probabilmente non ci è stato insegnato a fare per tanto motivi.
Non dobbiamo odiare il narcisista per cui che ci ha fatto ma ringraziarlo perché ci ha permesso, dopo il suo scarto, di vederci, di vedere i nostri limiti ed anche ciò che ci accomunava a lui. Perché certe relazioni tanto esistono perché c'è qualcosa che accomuna. Tutte le relazioni esistono quando c'è qualcosa in comune tra le parti. Anche quelle tossiche.
E se si vuole davvero guarire bisogna riconoscerle, accettarle e poi lasciarle andare. Solo così si rompe davvero quel legame tossico e ci si può trasformare e rinascere.
Lo so, sono cattiva perché non dico che il narciso è cattivo e la vittima buona. Ma una relazione, lavorativa, sentimentale, affettiva che sia, è sempre fatta da due persone: due persone con pregi e difetti, due persone che hanno, insieme, provveduto a creare e mantenere quella relazione. E dare la colpa ad una sola parte non serve a nulla se non a legarsi ad un ruolo di vittima che non fa altro che impedire di evolvere e obbligare a creare altre relazioni vuote.