Con te non gioco più

Con te non gioco più

"non posso più stare qui, ci sono troppe regole e non fa per me"

Vi è mai capitato di sentirvi dire una frase del genere?


Oppure che siete troppo rigidi, con tutte queste regole. O che, in fondo, lo fanno tutti perché tu no? O che ti incazzi troppo se una persona non rispetta le regole in una relazione, qualunque essa sia?
È una modalità sempre più frequente, oggi.
E non solo nei ragazzi, ma a tutte le età.
spesso mi dicono che sono troppo rigida.
No, non è rigidità: si tratta di rispetto, dei confini e quindi dell'altro.


Ed oggi viviamo in una società nella quale i confini non esistono e non devono esistere. Questo però comporta un grandissimo problema, sia personale che sociale/relazionale.
La mancanza di rispetto dei confini altrui è conseguenza della mancanza di confini propri: non rispetto i tuoi perché non ne ho di miei. E se non ho confini io non so chi sono perché non ho una mia identità precisa.
Non avere confini significa, di fatto, rimanere nelle condizioni emotive (e non solo) di un bambino piccolo, che vuole ogni cosa che vede, che si incavola e fa i capricci se la mamma non gli dà il giochino nuovo, che vuole prendere tutto perché pensa che tutto sia suo, che di fronte ad un no da di matto..... Un bambino che ancora non ha una sua identità e dipende da ciò che gli rimandano gli altri e da ciò che hanno o fanno gli altri. Un bambino che dipende dal giudizio altrui al punto che non sa cosa voglia davvero, cosa gli piaccia davvero. E non sapendolo non sa neanche come conquistarlo.
Non solo: è un bambino che, di fronte ad un problema, pretende che siano gli altri a risolverglielo, altrimenti urla, diventa violento o piange e va nel panico.


Sembra assurdo ma la mancanza di confini porta a questo e ad altro. Ci costringe a vivere in un perenne asilo nido pur avendo a che fare con soggetti adulti. O meglio, dalle sembianze di un adulto.
E se provi a "fare la mamma", ossia a pretendere il rispetto delle regole...apriti cielo! Devi avere a che fare con: minacce d'abbandono (se continui a fare così me ne vado), svalutazioni (le tue regole sono assurde e non le rispetto), minacce di denunce (chiamo i carabinieri così la finisci di pretendere tutto questo), ossia il ricorso ad un'autorità che ti "metta a posto" (il famoso "lo dico a mamma" dei bambini)... E se tutto questo non funziona abbiamo il repertorio classico delle tragedie familiari che hanno impedito di rispettare la regola (per il mal tempo è volato il tetto della casa, c'era traffico, sono stato male, ho tanti problemi che non so come fare... E chi più ne ha più ne metta).


Il problema serio è che non parliamo di bambini, con i quali si deve fare un lavoro educativo dando loro limiti, regole e confini per aiutarli a costruirsi una loro identità. No, abbiamo a che fare con adulti sempre più dipendenti, sempre più in crisi, sempre meno in grado di risolvere problemi anche banali che pretendono siano gli altri a farlo. di persone che non sono in grado di "vedersi" perché, nella realtà, non esistono come individui e che danno la colpa al mondo dei loro insuccessi. Sia affettivi che lavorativi.
Pensate siano poche le persone così? No, sono tantissime e sono in aumento.


E questo comporta, nel mio lavoro, difficoltà notevoli. Perché persone così sono abituate a creare rapporti di dipendenza in ogni relazione, anche quella medica. Perché non si assumono responsabilità e, cosa ancora peggiore, non sono in grado di scegliere cosa fare. Spesso vedo persone così che fanno scelte terapeutiche assurde, sulla base dell'ansia se non del vero e proprio panico, perché così "tolgo tutto e risolvo il problema e torno come prima". Ossia, non provo dolore, ansia, non sento quel vuoto incolmabile determinato dal non essere diventato "individuo".
L'individuo è una persona che ha dei confini ben precisi, che rispetta e fa rispettare, che sa chi è e riconosce l'altro come diverso ma non nemico. Che è in grado di dialogare senza dover distruggere chi la pensi in modo diverso. Che è in grado di collaborare e cooperare perché sa bene cosa sappia fare e cosa no. E non ha bisogno di competere per dimostrare il proprio valore. che è capace di provare gratitudine. che non deve allontanarsi da chi gli fa notare che certi comportamenti hanno ferito o han creato problemi perché sa che la discussione riguarda un comportamento e non la persona. E che quindi, dopo un momento necessario per ristabilire la calma, si può discutere, chiarire e trovare una soluzione


Che sa che i cicli si chiudono ma non per questo si deve odiare o cercare di distruggere (avete presente la diffamazione che mettono in atto persone che sono state respinte?) che sia la compagna, il collega, l'equipe di lavoro.


Se tutto questo non c'è, se sono cresciuto in un ambiente che ha fatto di tutto per creare legami di dipendenza, purtroppo non potrò fare altro che avere comportamenti da bambino per giunta viziato anche da adulto. Con danni per gli altri che interagiscono con me ma anche per me stesso: perché, per poter esistere, avrò sempre bisogno di una persona da odiare e con la quale competere e di persone che mi ammirino e mi rimandino un'immagine di me falsa. Immagine che devo mantenere col mondo ma anche e soprattutto con me stesso.
Ricordate il bambino che urla "il re è nudo" dei vestiti nuovi dell'imperatore?
E allora, per capire come aiutare bambini e ragazzi in difficoltà ed evitare che diventino adulti dipendenti, fateli giocare, fate fare loro sport e staccateli dai cellulari: aiutiamoli a ritornare a vivere in un mondo reale e non in un mondo immaginario.


Dove, quando si sceglie un gioco o uno sport, si sa che ci sono regole ben precise per quel gioco o quello sport che vanno rispettate. Non per vincere ma per poter partecipare.