Ancora, in un TG, una giornalista, parlando dell'uccisione di una donna da parte dell'ex marito, parla di "movente passionale o economico".
Ma quale passionale? Ma come si può definire passionale, ossia dettato dalla passione, la barbara uccisione di una donna che aveva lasciato il marito e si era rifatta una vita?
Non c'è passione dove c'è oggettivizzazione; non c'è amore ma solo uso ed abuso.
Un gesto del genere non è dettato da amore o passione ma dalla incapacità di tollerare che una persona, una donna, possa essere sfuggita al controllo. Possa realmente, ossia nella realtà, vivere senza di lui, stare meglio senza di lui, andare avanti senza di lui, rifarai una vita, senza di lui. Possa non aver bisogno di lui. Possa essere in grado di non farsi manipolare.
Non solo. è desiderio di annientare chi lo ha visto per ciò che è davvero, dietro la sua maschera di persona per bene, una maschera che necessita di energie infinite per poter essere mantenuta continuamente, e che per questo lo ha mollato.
E' l'omicidio perpetuato da chi non tollera la perdita di controllo, non tollera che l'altra persona rivendichi davvero il diritto di essere individuo e non oggetto. E' l'omicidio per lesa maestà: nessuno può permettersi di lasciare un individuo perfetto.... Quell'abbandono senza ritorno, quel miglioramento vuol dire che lui non era così perfetto come si illudeva di essere.
Non c'è amore, non c'è sentimento, non è passione. Non è un raptus. E' sempre conseguente a tanti tentativi, caduti nel vuoto, di riportare la persona al suo ruolo, al ruolo che lui aveva deciso dovesse avere.
Ed è giusto dirlo, ribadirlo, urlarlo. Perché altre lo capiscano, perché ringrazino il cielo quando una persona del genere si allontana per paura di affrontare una discussione senza voltarsi indietro. Significa che siete state fortunate.
Ed è ancora più importante ribadirlo e ripeterlo oggi, in una società, la nostra, che non dà alcuna importanza all'educazione affettiva, al punto che è stata vietata anche alle scuole medie.
Non si deve parlare di emotività, di affettività, di sessualità ma solo di competizione, di prestazione, di efficienza, di utilità.
Ossia di tutto ciò che crea divisione, paura e violenza.
E la passione la colleghiamo ai femminicidi